| CONTATTI |
Casino De La Vallee
Saint-Vincent, Valle d'Aosta
Tel: 0166.5221 - Fax:0166.511616
Uff. Informazioni: 0166-522287
Uff. Clienti: 0166-522506
www.casinodelavallee.it
|
| APERTURA |
Aperto tutto l'anno escluso il 24 Dicembre |
| ORARI |
Feriali dalle 3 pm alle 3 am /Festivi dalle 3 pm alle 4 am
(giochi americani)
Feriali dalle 4 pm alle 3 am /Festivi dalle 3 pm alle 4 am
(giochi francesi)
|
| INGRESSO |
Maggiorenni muniti di documento di indentità |
| ABBIGLIAMENTO |
Giacca obbligatoria per la sala al piano
superiore (roulette francese, inglese) con cravatta in inverno
abbigliamento decoroso per la sal al piano terra (roulette americana) |
| PREZZI |
Feriali e festivi Euro 5 - Prefestivi
Euro 10 - Abbonament 10 ingessi 20 Euro |
| SUPERFICIE |
4.000 mq |
| AFFLUENZA |
2.470 clienti al giorno (900.000 annui) |
|
TAVOLI ROULETTE A DISPOSIZIONE
DEI GIOCATORI |
|
FRANCESE |
INGLESE |
AMERICANA |
 |
17 |
 |
18 |
 |
28 |
| PUNTATA MINIMA |
| 10 Euro |
| PUNTATA MASSIMA |
300 Euro (Multiple)
3.600 Euro (Chance doppie)
5.400 Euro (Chance semplici)
|
|
| PUNTATA MINIMA |
| 5 Euro |
| PUNTATA MASSIMA |
300 Euro (Multiple)
1.200 Euro (Chance doppie)
1.800 Euro (Chance semplici)
|
|
| PUNTATA MINIMA |
2,5 Euro (multiple)
5 (Semplici e doppie) |
| PUNTATA MASSIMA |
50/100/300 Euro (Multiple)
250 Euro (Semplici e doppie)
|
|
Le condizioni di accesso e le modalità di apertura
dei tavoli possono subire variazioni, contattate il servizio clienti
del Casinò per informazioni dettagliate.
La Storia del Casinò De La
Vallee
Per
fortuna, e parlando di gioco d'azzardo la fortuna è sempre tra i
protagonisti, la fine di una guerra segna spesso la nascita di
iniziative pubbliche e private volte a restituire un po' di
benessere alle popolazioni più colpite. L'idea del sindaco di
Saint-Vincent Elia Page dopo la liberazione d'Italia fu proprio
quella di puntare sulla buona sorte, ma non sulla propria, su quella
altrui! Pensò che un Casinò era proprio quello che occorreva: ci
avrebbero pensato i giocatori in cerca di fortuna a risollevare le
sorti del paese.
L'inizio delle
fortune turistiche
della cittadina valdostana ha origini molto più antiche e può essere
datato con precisione: 20 luglio 1770. Quel giorno l'abate
Jean-Baptiste Perret, appassionato di chimica e mineralogia, scoprì
una sorgente d'acqua dalle virtù terapeutiche. Le analisi
confermarono le aspettative del
prelato
e la "Fons Salutis" divenne un richiamo per i villeggianti. Durante
le estati dal 1827 al 1829 la regina Maria Teresa, moglie di
Vittorio Emanuele I di Sardegna, e le sue tre figlie, le principesse
Maria Anna, Maria Cristina e Beatrice Maria seguirono la cura
termale soggiornando al castello Challant della vicina Châtillon. Da
allora tutta la haute société dell'Italia settentrionale comincia a
frequentare Saint-Vincent per "passare le acque". Nel 1850 la casa
parrocchiale ospita Silvio Pellico, venuto a rimettersi in salute
dopo la prigionia nel forte dello Spielberg. Nel 1854 è la volta di
un'altra regina, Maria Teresa, vedova di Carlo Alberto, che cerca
invano di rimettersi in salute. Scoppia il boom delle terme e della
"Riviera delle Alpi" che nel 1872 conta già tre alberghi: lo Scudo
di Francia, l'Hôtel des Quatre-Saisons e l'Hôtel du Lion d'Or,
quest'ultimo ancora oggi in attività. C'è anche un Casino (ma senza
accento), ma è solo un luogo di ritrovo dove si può godere di buona
musica e intrattenersi danzando; di gioco d'azzardo non si parla,
almeno per il momento!
Nel 1898 anche la regina Margherita
soggiorna a Saint-Vincent apprezzando le virtù terapeutiche della "Fons
Salutis" e ben presto la cittadina termale valdostana viene
pomposamente ribattezzata "la Karlsbad italiana".
Nel 1921 il sindaco Elia Page
chiede al Sotto Prefetto di Aosta il permesso di aprire una roulette
per i mesi estivi. Il Sotto Prefetto acconsente ricordandogli le
responsabilità connesse al mantenimento
dell'
ordine pubblico nel Comune. In quella stessa estate nel salone del
Kursaal si comincia a giocare soldi e a settembre l'amministrazione
riesce a pagare interamente gli ingenti debiti contratti per i
lavori al canale della montagna. Alla fine della seconda guerra
mondiale il Comitato di Liberazione Nazionale nomina sindaco di
Saint-Vincent di nuovo Elia Page, il quale pochi mesi dopo, il 6
novembre del 1945, scrive al Ministro degli Interni, probabilmente
ignorando che il dicastero era retto ad interim dal capo del Governo
Ferruccio Parri, per chiedere "la concessione per l'esercizio di
tutti i giochi d'azzardo in forma esclusiva, per il territorio della
Valle d'Aosta, per un periodo di anni quindici" e spiegando che "la
maggior parte dei problemi che attualmente assillano il Comune di
Saint-Vincent e gli altri della Valle d'Aosta per darsi un'adeguata
e degna attrezzatura verrebbero senz'altro risolti con i ricavi
degli introiti...", ma concludendo con un "non appena le trattative
con la Società scelta per le maggiori garanzie e serietà offerte
saranno giunte ad una forma concreta, sarà cura del sottoscritto
darne doverosa comunicazione a codesto Onorevole Ministero" che la
diceva lunga sulla risolutezza del sindaco nel proseguire per questa
strada.
Alla richiesta del primo cittadino di Saint-Vincent non arrivò mai
nessuna risposta ufficiale, forse anche perché il Governo Parri
cadde il 23 dello stesso mese e il 10 dicembre lo sostituì il
Governo guidato da Alcide De Gasperi che aveva ben altre questioni a
cui pensare... tuttavia in forma ufficiosa influenti esponenti
politici resero nota la disponibilità del Governo ad accogliere la
domanda. Con questi presupposti il sindaco riprese carta e penna e
indirizzò, in francese, una richiesta analoga al Presidente del
Consiglio della Valle d'Aosta, lo storico Federico Chabod, a cui
scrisse "forzando un po' la mano" che "le Gouvernement de Rome fit
savoir, officiellement, que la précaire situation économique de la
Vallée d'Aoste, son importance touristique et sa particulière
situation géographique directement en contact avec deux pays
étrangers et amis, appuyaient indiscutablement la demande" e la
richiesta divenne "pour la période minime d'une vingtaine d'années".
Nonostante la
legge italiana proibisse espressamente il gioco d'azzardo e in
attesa che lo Statuto Speciale del 1948 ponesse limiti precisi alle
competenze e ai poteri della Regione, il Presidente Chabod emanò il
3 aprile del 1946 il decreto d'apertura del Casinò de la Vallée. Nel
provvedimento, che autorizzava l'istituzione della casa da gioco
"per la durata di anni venti", viene richiamato l'art. 12 del
decreto legge luogotenenziale n. 545 del 7/9/1945 con il quale fu
concessa l'Autonomia alla Valle d'Aosta. L'articolo in questione
attribuisce alla regione competenze amministrative per "iniziative
in materia turistica, vigilanza alberghiera, tutela del paesaggio e
vigilanza sulla conservazione delle antichità e delle opere
artistiche"; infilarci in mezzo un casinò fu senz' altro una
forzatura, ma anche un colpo da maestro.
Il 13 maggio del '46 il Consiglio regionale
approvò le condizioni di apertura e il 17 maggio stabilì il
riparto degli utili tra il concessionario e la Regione.
La definizione degli accordi e le lungaggini burocratiche
procrastinarono l'apertura, ma alle 21 precise del 29 aprile 1947 il
capo tavolo Robert Semeghini diede il fatidico annuncio "messieurs,
faites vos jeux"; i tre clienti, un industriale tessile biellese, un
avvocato casalese e un commerciante di Torino (la proverbiale
discrezione dei croupier probabilmente nacque insieme al Casinò e i
nomi non furono tramandati) annunciarono le loro puntate. Gettoni
bianchi da 100 lire e rossi da 200 andarono a infiorare il tappeto
verde. L'impiegato Antonio Rolleri prese la pallina d'avorio, diede
al cilindro della roulette una spinta in senso orario e avviò in
senso opposto la sfera; dopo alcuni giri la messaggera della sorte
scese sul fondo del catino, superò le barriere a losanga, rimbalzò e
saltellò sulle caselle per fermarsi su quella contrassegnata dal
numero nove. "Neuf, rouge, impair et manque": la casa da gioco aveva
cominciato ufficialmente a portare benessere alla Valle d'Aosta e a
Saint-Vincent. E forse quel numero conteneva anche una premonizione:
il Casinò di Saint-Vincent divenne presto, e lo è tuttora come
ricorda un volume scritto recentemente da Cesare Lanza, la capitale
dello chemin de fer, dove con il nove si vince sempre.
Alcune date importanti...
La nascita di Saint-Vincent,
la 'Riviera delle Alpi' con le sue terme. L'inizio delle fortune
turistiche della cittadina valdostana ha origini molto antiche e può
essere datato con precisione: 20 luglio 1770. Quel giorno l'abate
Jean-Baptiste Perret, appassionato di chimica e mineralogia, scoprì
una sorgente d'acqua dalle virtù terapeutiche. Le analisi
confermarono le aspettative del prelato e la "Fons Salutis" divenne
un richiamo per i villeggianti.
Durante le
estati dal 1827 al 1829
la regina Maria Teresa moglie di Vittorio Emanuele I di Sardegna, e
le sue tre figlie, le principesse Maria Anna, Maria Cristina e
Beatrice Maria seguirono la cura termale soggiornando al castello
Challant della vicina Châtillon. Da allora tutta la haute société
dell'Italia settentrionale comincia a frequentare Saint-Vincent per
"passare le acque". Nel 1850 la casa parrocchiale ospita Silvio
Pellico, venuto a rimettersi in salute dopo la prigionia nel forte
dello Spielberg.
Nel 1854 è la
volta di un'altra regina:
Maria Teresa, vedova di Carlo Alberto, che cerca invano di
rimettersi in salute. Scoppia il boom delle terme e della "Riviera
delle Alpi" che nel 1872 conta già tre alberghi: lo Scudo di
Francia, l'Hôtel des Quatre-Saisons e l'Hôtel du Lion d'Or, quest'ultimo
ancora oggi in attività. C'è anche un Casino (ma senza accento), ma
è solo un luogo di ritrovo dove si può godere di buona musica e
intrattenersi danzando; di gioco d'azzardo non si parla, almeno per
il momento!
Nel 1898 anche
la regina Margherita
soggiorna a Saint-Vincent apprezzando le virtù terapeutiche della "Fons
Salutis" e ben presto la cittadina termale valdostana viene
pomposamente ribattezzata "la Karlsbad italiana".
1921: Una
roulette estiva.
Nel 1921 il sindaco Elia Page chiede al Sotto Prefetto di Aosta il
permesso di aprire una roulette per i mesi estivi. Il Sotto Prefetto
acconsente ricordandogli le responsabilità connesse al mantenimento
dell' ordine pubblico nel Comune. In quella stessa estate nel salone
del Kursaal si comincia a giocare soldi e a settembre
l'amministrazione riesce a pagare interamente gli ingenti debiti
contratti per i lavori al canale della montagna.
1945: La
richiesta ufficiale di apertura del Casino.
Alla fine della seconda guerra mondiale il Comitato di Liberazione
Nazionale nomina sindaco di Saint-Vincent di nuovo Elia Page, il
quale pochi mesi dopo, il 6 novembre del 1945, scrive al Ministro
degli Interni, probabilmente ignorando che il dicastero era retto ad
interim dal capo del Governo Ferruccio Parri, per chiedere "la
concessione per l'esercizio di tutti i giochi d'azzardo in forma
esclusiva, per il territorio della Valle d'Aosta, per un periodo di
anni quindici" e spiegando che "la maggior parte dei problemi che
attualmente assillano il Comune di Saint-Vincent e gli altri della
Valle d'Aosta per darsi un'adeguata e degna attrezzatura verrebbero
senz'altro risolti con i ricavi degli introiti...", ma concludendo
con un "non appena le trattative con la Società scelta per le
maggiori garanzie e serietà offerte saranno giunte ad una forma
concreta, sarà cura del sottoscritto darne doverosa comunicazione a
codesto Onorevole Ministero" che la diceva lunga sulla risolutezza
del sindaco nel proseguire per questa strada.
La seconda
richiesta…
Alla richiesta del primo cittadino di Saint-Vincent non arrivò mai
nessuna risposta ufficiale, forse anche perché il Governo Parri
cadde il 23 dello stesso mese e il 10 dicembre lo sostituì il
Governo guidato da Alcide De Gasperi che aveva ben altre questioni a
cui pensare... tuttavia in forma ufficiosa influenti esponenti
politici resero nota la disponibilità del Governo ad accogliere la
domanda. Con questi presupposti il sindaco riprese carta e penna e
indirizzò, in francese, una richiesta analoga al Presidente del
Consiglio della Valle d'Aosta, lo storico Federico Chabod, a cui
scrisse "forzando un po' la mano" che "le Gouvernement de Rome fit
savoir, officiellement, que la précaire situation économique de la
Vallée d'Aoste, son importance touristique et sa particulière
situation géographique directement en contact avec deux pays
étrangers et amis, appuyaient indiscutablement la demande" e la
richiesta divenne "pour la période minime d'une vingtaine d'années".
1946: Arriva il
decreto di apertura.
Nonostante la legge italiana proibisse espressamente il gioco
d'azzardo e in attesa che lo Statuto Speciale del 1948 ponesse
limiti precisi alle competenze e ai poteri della Regione, il
Presidente Chabod emanò il 3 aprile del 1946 il decreto d'apertura
del Casinò de la Vallée. Nel provvedimento, che autorizzava
l'istituzione della casa da gioco "per la durata di anni venti",
viene richiamato l'art. 12 del decreto legge luogotenenziale n. 545
del 7/9/1945 con il quale fu concessa l'Autonomia alla Valle
d'Aosta. L'articolo in questione attribuisce alla regione competenze
amministrative per "iniziative in materia turistica, vigilanza
alberghiera, tutela del paesaggio e vigilanza sulla conservazione
delle antichità e delle opere artistiche"; infilarci in mezzo un
casinò fu senz'altro una forzatura, ma anche un colpo da maestro. Il
13 maggio del '46 il Consiglio regionale approvò le condizioni di
apertura e il 17 maggio stabilì il riparto degli utili tra il
concessionario e la Regione.
1947: 'Faites
vos jeux!'
La definizione degli accordi e le lungaggini burocratiche
procrastinarono l'apertura, ma alle 21 precise del 29 aprile 1947 il
capo tavolo Robert Semeghini diede il fatidico annuncio "messieurs,
faites vos jeux"; i tre clienti, un
industriale
tessile biellese, un avvocato casalese e un commerciante di Torino
(la proverbiale discrezione dei croupier probabilmente nacque
insieme al Casinò e i nomi non furono tramandati) annunciarono le
loro puntate. Gettoni bianchi da 100 lire e rossi da 200 andarono a
infiorare il tappeto verde. L'impiegato Antonio Rolleri prese la
pallina d'avorio, diede al cilindro della roulette una spinta in
senso orario e avviò in senso opposto la sfera; dopo alcuni giri la
messaggera della sorte scese sul fondo del catino, superò le
barriere a losanga, rimbalzò e saltellò sulle caselle per fermarsi
su quella contrassegnata dal numero nove. "Neuf, rouge, impair et
manque": la casa da gioco aveva cominciato ufficialmente a portare
benessere alla Valle d'Aosta e a Saint-Vincent. E forse quel numero
conteneva anche una premonizione: il Casinò di Saint-Vincent divenne
presto, e lo è tuttora come ricorda un volume scritto recentemente
da Cesare Lanza, la capitale dello chemin de fer, dove con il nove
si vince sempre.
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